| LA
CARTA
CENNI STORICI
Le prime iscrizioni di cui si hanno notizie e reperti risalgono a circa
4000 anni prima di Cristo e sono iscrizioni su pietra, su tavolette di
argilla e su legno.
Tutti questi materiali erano per un modo o per un altro poco adeguati
a favorire lo sviluppo della scrittura.
Fino ad arrivare al 3000 avanti Cristo dove cambiano i supporti per la
scrittura, infatti iniziamo a trovare le prime tracce del PAPIRO, considerato
la pietra miliare per l'evoluzione storica di supporti per la scrittura,
il Papiro era ricavato utilizzando una pianta acquatica (CIPERUS PAPYRUS)
allora molto diffusa oltre che lungo le sponde del Nilo anche in Palestina
e in Sicilia, ma furono gli egiziani per primi a risolvere il problema
in modo abbastanza soddisfacente, infatti il midollo della pianta è
composto da una specie di pellicole lunghe e strette di colore chiaro
troppo sottili e troppo piccole per scrivere su ognuna di loro, ma queste
venivano sovrapposte in due strati perpendicolari in modo da formare uno
strato continuo e il piu possibile omogeneo.
Il reticolo cosi composto veniva poi bagnato e pressato in modo che le
sostanze collanti contenute nella pianta facessero aderire i due strati
sovrapposti e messo poi ad asciugare, il "foglio" cosi formato
era già un valido supporto per la scrittura anche se risultava
ben poco maneggevole.
Furono sempre gli Egizi che incollando i margini di piu fogli di papiro
tutti delle stesse dimensioni ne ricavavano una striscia che nell'uso
veniva arrotolata attorno ad un bastoncino, costituendo cosi quello che
sarebbe stato l'antesignano del nostro libro e a cui i romani diedero
il nome di "Volumen" (dal verbo volvere, arrotolare).
Dal Papiro, intorno al II secolo avanti Cristo o poco prima, passiamo
alla Pergamena, le prime tracce le troviamo in Asia Minore, pare nella
città di Pergamo (da qui il nome Pergamena), la pergamena è
ottenuta da pelle di capra, montone e pecora (per questo, cioè
per le sue origini essa viene chiamata anche cartapecora), il metodo consiste
nel ricavare dagli strati più profondi delle pelli animali (membrane)
una specie di foglio chiaro, uniforme e resistente, la pergamena ha costituito
il prodotto più usato nel mondo civile fino alla comparsa delle
prime carte, la pergamena però risolvendo dei problemi del Papiro,
ne portava con sè di nuovi, infatti non si poteva arrotolarea a
causa della sua rigidità, avrebbe preso la forma del rotolo e solo
a fatica si riusciva a svolgerla, non era a strisce come il Papiro, ma
di forma rettangolare, tanto grande quanto poteva esserlo il dorso di
un animale, per cui invece di arrotolare come con il Papiro si iniziò
a piegarli e al posto del volumen sono nati il codex (codice) e il liber
(libro), solo dopo si iniziarono a sovrapporre i fogli di pergamena piegati
cucendoli da una parte e tagliando le altre pieghe in modo da poterli
sfogliare e successivamente ancora vennero messe delle tavole sopra e
sotto ai fogli per proteggerli in pratica parliamo dell'origine della
legatura, (in un altro angolo del sito si può approfondire meglio
questo argomento) ma solo dopo molti secoli ci avviciniamo al libro più
simile a quello che noi conosciamo.
ORIGINI DELLA CARTA
La scoperta del procedimento per la fabbricazione della carta come riferiscono
antichi cronisti e commentatori occidentali fu inventata intorno al 105
a.C. dall'eunuco Ts'ai Lun, gran dignitario di corte, che presentò
all'imperatore i primi fogli di carta, riferiscono le cronache degli Han,
e ne ebbe grandi elogi e ha impiegato quindici secoli a diffondersi in
tutto il mondo civilizzato. Il disegno delle varie filigrane ci permette
di conoscere le peregrinazioni e le origini di un dato tipo di carta.
Tre furono le circostanze che favorirono la nascita delle cartiere nelle
regioni cinesi la vicinanza di un centro abitato, l'esistenza delle materie
prime e la presenza dell'acqua favorirono l'installazione delle cartiere
in determinate località. Queste condizioni si trovarono riunite
in Cina fin dal I secolo d.C., mentre in Europa una simile favorevole
congiuntura si presenterà soltanto per gradi, dal XII al XVI secolo.
Il flusso dell'acqua doveva essere uniforme, e l'acqua doveva essere pura.
In Europa, le località dove da tempo si esercitava l'industria
tessile, i cui cascami fornivano la materia prima per la carta, la vicinanza
di un porto, dove si trovavano facili opportunità di smercio, o
l'immediata vicinanza di un grande centro commerciale, erano fattori importanti
di attrazione per l'installazione di una cartiera.
La Chiesa, con i suoi monasteri, che mantennero a lungo il monopolio della
cultura nell'Europa medievale, o le grandi università, come Parigi
o Bologna, favorirono anch'esse la nascente industria cartaria.
In Cina, la carta non subiva la concorrenza di altri prodotti. In Europa,
invece, ai primi del XIV secolo, la pergamena costituiva un supporto per
la scrittura assai più soddisfacente delle prime carte che venivano
fabbricate. La pergamena rivaleggiò ed ebbe spesso il sopravvento
sulla carta, considerata all'inizio come una materia troppo delicata,
e cedette il passo solo progressivamente, via via che si sviluppava l'arte
tipografica.
Inoltre, il livello di cultura nell'Europa medievale, non paragonabile
a quello da lungo tempo assai elevato della Cina, e a quello del mondo
arabo, che raggiunse il massimo sviluppo nel X secolo, non favorì
la diffusione della carta. La nuova industria fu anche avversata dall'Occidente
Cristiano, a causa della sua provenienza araba o giudaica.
Solo l'invenzione della stampa e la crescente attività dei torchi
offrirono nuovi sbocchi.
In Cina, a partire dal Il secolo d.C., si trovarono iscrizioni arcaiche
su carta.
La carta moneta fece la sua comparsa nel settimo secolo. In Cina si fabbricavano
i più svariati tipi di carta, (con la canapa, con steli teneri
di bambù, con la scorza del gelso, con germogli di giunco, con
muschio e licheni, con paglia di grano e riso, coi bozzoli del baco da
seta ... ) ma predominava quella fatta di stracci.
Le varietà erano dunque numerose e venivano via via perfezionate.
Dal V secolo in poi la carta si diffuse per tutto l'impero in forme svariate
ed elaborate ma rimase un segreto della Cina fino all'VIII secolo, quando,
in seguito alle sorti di una battaglia, giunse nell'Islam.
L'unità del mondo arabo era già costituita alla morte di
Maometto (632).
Divenuto erede di Roma e della Grecia, dopo la conquista della Siria e
dell'Egitto, il mondo islamico, contrariamente al cristianesimo medievale,
favorì lo studio delle scienze, e in particolare della chimica.
Sorsero grandi università e biblioteche. Non c'è quindi
da stupirsi se una tale espansione geografica e culturale abbia stimolato
il consumo di carta ed esercitato un influsso civilizzatore sull'Occidente.
Nel 751, durante una spedizione militare verso le frontiere della Cina,
il governatore generale del Califfato di Bagdad catturò a Samarcanda
due fabbricanti di carta cinesi; valendosi del loro aiuto, impiantò
una cartiera in quella città, località propizia perché
v'erano acqua, canali di irrigazione e campi di lino e di canapa. Nacquero
così le manifatture di Samarcanda.
Si trattava di una carta fatta di stracci, già perfezionata in
confronto a quella cinese.
Per la segretezza di cui era circondata, la produzione restò a
lungo concentrata a Samarcanda, che fu per vari secoli un centro cartario
importante. Tuttavia, sul suo esempio, anche a Bagdad, nel 793, si cominciò
a fabbricare la carta, e da Bagdad l'industria cartaria si diffuse in
tutte le province del mondo musulmano. La carta di Damasco, molto nota
in Occidente, è già menzionata verso il 985.
Altri centri cartari meno celebri eppure molto importanti furono l'Armenia
e la Persia.
Le carte dell'Egitto, dove da millenni si coltivava il lino, acquistarono
rinomanza sin dalla fine del X secolo, e venivano utilizzate per gli usi
più correnti.
Dal Cairo e da Alessandria, la carta raggiunse la Tripolitania e la Tunisia.
È interessante notare che una ramificazione della via della carta
si spinse da Tunisi fino a Palermo, ed alcuni scrittori hanno voluto attribuire
l'origine della carta di Fabriano a questo nucleo palermitano.
Infine, la via della carta conduce nell'Africa del nord, a Fez, che, al
pari di Bagdad e di Damasco diverrà uno dei centri cartari più
importanti e che, alla fine del XII secolo, possedeva 400 cartiere installate
da tempo. Da Fez, la carta penetrò in Spagna, dove sorse la prima
cartiera d'Europa.
Gli Arabi perfezionarono la fabbricazione della carta non solo riguardo
la composizione del materiale, ma soprattutto grazie alla loro conoscenza
delle tecniche idrauliche. La ruota dentata permise loro di trasformare
il moto circolare continuo in moto alternato, grazie al peso di un utensile
o a una molla. In tal modo riuscirono ad applicare la forza idraulica
ad un gran numero di industrie e specialmente ai mulini da carta.
La Spagna, che subì l'invasione degli Arabi fin dal 711, fu la
prima grande regione europea dove si utilizzassero le nuove tecniche di
cui poco dopo tutta l'Europa doveva beneficiare.
Il lino era un elemento molto importante visto che da esso si ricavavano
le materie per la produzione di tele e stracci.
L'Italia settentrionale e centrale ne produceva in notevolissima quantità,
specie in Lombardia, Piemonte, Marche, Emilia e Romagna; a Bologna si
tesseva la rinomata "tela bolognese", ed è probabilmente
a questo fattore, insieme al richiamo esercitato dall'università,
che si deve se Bologna divenne un grande centro cartario.
Il problema fondamentale del cartaio era quello di procurarsi in grande
quantità stracci o cordami usati, perciò le cartiere vennero
installate di preferenza nelle vicinanze di un centro urbano o anche di
un porto.
A lungo andare, tuttavia, la presenza di cartiere provocava una certa
penuria nella disponibilità locale di stracci; da ciò l'importanza
dei raccoglitori e rivenditori di stracci, o cenciaioli, la cui professione,
dal XV al XVIII secolo fu tanto più lucrativa in quanto il cartaio
dipendeva da loro per approvvigionarsi della materia prima. Gli stracci
costituivano un materiale tanto prezioso per i cartai da indurli spesso
a sollecitare dallo Stato monopoli e privilegi.
Nonostante ciò, nel XIII secolo, la crisi nell'approvvigionamento
di stracci divenne talmente cronica da stimolare in tutta Europa la ricerca
di materiali sostitutivi, tra i quali il più importante è
la pasta di legno, il cui impiego, tuttavia, nonostante numerosi esperimenti,
si diffonderà solo nel XIX secolo.
Fino ad allora gli stracci, tanto preziosi per il cartaio, costituiranno
la sola materia prima che, opportunamente trattata, si trasformerà
in carta.
Molti documenti attestano che, già nel XIII secolo, in Italia si
consumavano grandi quantità di carta. La carta, di provenienza
sia araba che spagnola, faceva parte dei commerci che i Genovesi e i Veneziani
intrattenevano con Barcellona e Valenza.
L'Italia ebbe le sue prime cartiere ad Amalfi nel 1220 e a Fabriano nel
1276.
Di qui la produzione si diffuse a Bologna, Padova, Genova, poi in Toscana,
in Piemonte, nel Veneto e nella Valle del Toscolano (Brescia). Fabriano
mantenne tuttavia a lungo la supremazia grazie soprattutto ad alcuni perfezionamenti
tecnici.
I cartai italiani furono i primi a servirsi di filigrane per contrassegnare
la propria carta, usanza assolutamente sconosciuta ai Cinesi e agli Arabi.
Questa marca, la cui invenzione è probabilmente dovuta al caso,
costituì presto il mezzo di identificazione della cartiera d'origine,
del titolare dell'attività, del formato e della qualità
del prodotto.
Si devono altresì ai mastri cartai fabrianesi delle innovazioni
storiche che hanno costituito per secoli elementi determinanti per la
fabbricazione della carta, esse sono:
- l'invenzione della pila a magli multipli usata per la preparazione della
mezza-pasta dagli stracci,
- l'impiego della gelatina animale per rendere la carta resistente ai
liquidi, quindi scrivibile,
- lo sviluppo della filigrana da semplice effetto in chiaro a riproduzioni
multitonali tridimensionali.
Per 200 anni almeno l'Italia dominò il mercato della carta, sostituendosi
nell'approvvigionamento dell'Europa alla Spagna ed a Damasco.
Nel XIV secolo la carta italiana s'era conquistata una supremazia incontestabile
sui mercati di Francia, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Moscovia
e nell'intero bacino del Mediterraneo.
Nel 1300 i mercanti cartari milanesi erano stati tra i primi a partecipare
alla fiera a Ginevra, trasportandovi le loro merci, attraverso i passi
alpini.
Durante la prima metà del XVI secolo Anversa, che fino al 1576,
fu il maggior centro culturale dei Paesi Bassi, sostituì Genova
e Venezia nel commercio della carta.
Nell'Europa nord-occidentale, invece, i torchi da stampa precedettero
i mulini da carta; questi ultimi furono in attività permanente
solo agli inizi del XVI secolo.
Poiché la domanda cresceva più in fretta dell'offerta, la
carta restò a lungo una materia costosa. E tuttavia, due secoli
dopo la sua introduzione in Italia, la carta era diventata il supporto
fondamentale della scrittura e della stampa per eccellenza.
Nel XVII secolo, tuttavia, la floridezza del settore cartario cessò
di colpo, a causa dell'epidemia di peste del 1630-31.
L'effetto fu un blocco della produzione, perché la paura del contagio
e le misure profilattiche, che contemplavano anche l'incendio degli stracci,
paralizzarono la raccolta e la circolazione delle materie prime.
Passata la peste, si risentì a lungo della grande mortalità,
che produsse da una parte una forte contrazione della domanda interna
di carta, dall'altra, la diminuzione dell'offerta di stracci.
Inoltre la moria degli artigiani impedì la reazione e la tenuta
delle posizioni sui mercati esteri.
La ripresa demografica, nella seconda metà del secolo, portò
sollievo anche al settore cartario. Altri due fattori, tuttavia, vennero
ad intralciare il pieno superamento dell'emergenza peste: l'introduzione
dei dazi, e la crescita della concorrenza straniera.
I dazi volevano dire intralci e rallentamento in tre direzioni: sui mercati
d'oltremare, sul mercato interno, nel rendere difficile e caro il rifornimento
di stracci.
Il XVII secolo vide anche una notevole innovazione apportata in Olanda:
un cilindro munito di lame metalliche che tagliavano, strappavano e riducevano
gli stracci in poltiglia.
La triturazione degli stracci risultò più rapida e completa.
Venne quindi abolita l'operazione di macerazione, che nuoceva alla buona
qualità della carta e si ottenne così carta più raffinata
in tempi più brevi.
Il cilindro olandese fu tuttavia introdotto nelle fabbriche di carta italiane
solo nel XVIII secolo.
Agli inizi del 1700, produttori e mercanti di carta subirono i contraccolpi
delle occupazioni degli eserciti imperiali e gallo-ispani impegnati nella
contesa per il trono spagnolo. I loro movimenti bloccarono la circolazione
di stracci e di carta per lunghi periodi, fecero rincarare i prezzi e
scoraggiarono gli investimenti; di conseguenza la qualità della
carta peggiorò.
Ma in seguito favorevoli occasioni per recuperare posizioni negli scali
levantini e per ritentare le rotte di ponente furono offerte dalle riduzioni
delle tariffe doganali dell'impero ottomano, dalla regolazione delle tariffe
interne, dall'entrata in servizio di navi capaci di tenere a bada i corsari
barbareschi e, specialmente, dagli eventi bellici che imbrogliarono i
traffici delle nazioni concorrenti.
Nel 1799 Nicolas Louis Robert ideò la prima macchina continua,
che fu costruita e brevettata in Francia, e successivamente perfezionata
in Gran Bretagna.
La prima in Italia, nel 1807, è quella attivata da Paolo Andrea
Molina nella sua fabbrica a Borgosesia; solo qualche anno più tardi
ne compariranno altre in alcune cartiere piemontesi.
La macchina "sans-fin" non si limita, infatti, a rivoluzionare
il ciclo produttivo - oltre che meccanizzando la fabbricazione del foglio,
inglobando altre fasi, come l'asciugatura - ma richiede anche nuovi spazi.
Si tratta infatti di una macchina non solo complessa ma anche di dimensioni
notevoli.
A determinare l'affermazione dell'industria cartaria nella sua forma attuale
contribuì anche l'importantissima scoperta di Federico Gottlob
Keller che nel 1844 ottenne la pasta di legno meccanica sfibrando per
la prima volta il legno con mole di pietra.
Alla scoperta della cellulosa sono legati i nomi di Meillier (1852) che
pose a cuocere della paglia con soda caustica in un bollitore sferico
e di Tilghman, che riuscì a produrre cellulosa partendo dal legno
e usando una soluzione di bisolfito di calcio.
Al 1882 risale il procedimento Ritte-Kellner e al 1883 quello di Dahl,
che aprì la via alla cellulosa e al solfato.
CLASSIFICAZIONE DELLE CARTE PER GRANDI COMPARTE
I prodotti cartari si possono suddividere in 6 grandi categorie:
1) carta da stampa
che vengono usate generalmente per giornali e guide telefoniche, per stampa
in offset che siano essi depliant, volumi pubblicitari,per rotocalco,
per roto-offset e anche per carte speciali (carte geografiche, carta moneta
e per assegni)
2) carta da scrivere e per ufficio
sotto questa voce generalmente possiamo trovare lacarta per buste, carta
per quaderni, carta per disegno, carta per fotocopie, carta per fax, carta
da diazotipia, carta carbone e autocopiante
3) carte da imballaggio
possiamo racchiudere qui generalmente la carta kraft, crespata e per sacchetti,
carta per alimenti, carta pergamena vegetale, carta uso pergamena, carta
pergamino, carte catramate, siliconate, accoppiate con plastica
4) cartoni e cartoncini
cartoni a un getto, cartoni a più strati, cartoni ondulati, carta
da onda, cartoni pressati, cartonlegno
5) articoli igienico-sanitari
carta igienica, fazzoletti, tovaglioli e tovaglie, asciugamani,carte per
uso medico
6) carta per uso industriale e varie
carta per cavi elettrici e condensatori, ecc.,carta per laminato plastico,
carta per sigarette,carta per fotografia, carta da filtro, carta adesiva,
carta decorativa, carta da parati
LE CARTE PER USO GRAFICO
Tra i vari tipi di carte e cartoni una posizione di assoluto rilievo la
occupano le carte grafiche, cioè quelle carte destinate a diventare
supporto per la stampa.
Fanno parte di questa categoria le carte usate per produrre quotidiani,
settimanali, periodici in genere, libri, pieghevoli, biglietti, carte
e buste intestate, calendari e per realizzare tanti altri prodotti stampati.
Ognuno di essi ha specifiche richieste: economicità, minimo spessore,
giusto rapporto tra peso e volume, resistenza all'uso, alla luce, al tempo,
rigidità, finitura superficiale colore.
Le carte da stampa si possono classificare a seconda del procedimento
di stampa al quale sono destinate:
offset, rotocalco, flessografia, serigrafia.
Le carte destinate alla stampa dovranno inoltre essere adatte alle lavorazioni
di post-stampa dette anche di confezione quali:
il taglio, la piegatura, la cordonatura, la cucitura e l'incollaggio.
Le carte per stampa sono fornite in bobine per la stampa in rotative e
in formato (fogli) per la stampa con macchine alimentate a fogli. In questo
secondo caso le bobine prodotte dalla macchina continua saranno tagliate
in formato nel reparto allestimento della cartiera stessa,
i formati standard sono il protocollo (64x88) e l'elefante (70x100)
Stampare significa trasferire, mediante pressione, l'inchiostro dalla
forma da stampa inchiostrata al supporto. Stampare bene significa trasferire
l'inchiostro sul foglio senza deformazioni e alterazioni del segno in
modo da ottenere un'impronta nitida, secca e dell'intensità prevista.
Perché ciò avvenga è necessario che mediante la pressione
di stampa si riesca ad ottenere un perfetto contatto tra la superficie
inchiostrata e il supporto di stampa.
Tenendo conto che la carta normalmente ha un basso coefficiente di comprimibilità,
si tende a produrre la carta da stampa con il più alto grado di
liscio possibile e ciò, appunto, per facilitare il contatto e quindi
il trasferimento.
Carte da stampa che per esigenze estetiche debbano presentare la superficie
ruvida o addirittura marcata o goffrata non potranno essere stampate in
rotocalco e in generale nei sistemi a stampa diretta.
Saranno invece stampabili con i procedimenti offset e roto-offset. I procedimenti
offset sono detti a stampa indiretta in quanto la carta non preleva direttamente
l'inchiostro dalla forma da stampa inchiostrata, ma lo riceve da un elemento
intermedio costituito da una superficie di gomma di opportuna durezza
ed elasticità che si adatterà alla superficie del supporto
rendendo così possibile un buon trasferimento anche su superfici
a basso grado di liscio.
È noto che la stampa di soggetti a colori si ottiene in passaggi
successivi depositando sul foglio, ogni volta, uno dei tre colori primari
più il nero.
Ciò avviene in macchine costruttivamente molto precise che garantiscono,
anche alle attuali elevate velocità di esercizio (15.000 fogli/ora
per le macchine a foglio e 50.000 giri-macchina per le rotative), una
perfetta sovrapposizione delle immagini monocromatiche costituenti il
soggetto finale.
La carta ha un ruolo importante nell'ottenimento di immagini perfettamente
giustapposte, indipendentemente dal formato, dallo spessore, dalla velocità
di stampa deve essere stabile dal punto di vista dimensionale e non subire
alcuna variazione tra la stampa dei vari colori.
A questo scopo è molto importante anche il contenuto igrometrico
della carta. La carta lascia la cartiera con un ben preciso contenuto
d'acqua in modo che durante il processo di stampa non abbia né
a perdere né ad aumentare il contenuto di umidità garantendo
così il massimo della stabilità dimensionale.
La carta da stampa avrà quindi caratteristiche:
· funzionali al prodotto da ottenere;
· ottico-estetiche;
· di stampabilità;
· di macchinabilità sia durante la fase di stampa che di
allestimento.
Le carte da stampa si possono dividere in due categorie:
· naturali, cioè a fibra nuda;
· patinate, cioè con fibra ricoperta.
Si dicono naturali le carte sulla cui superficie non vengono stesi strati
atti a modificarne le caratteristiche superficiali. Su di esse possono
essere effettuati i trattamenti di marcatura e goffratura.
Si dicono patinate le carte sulle quali, durante la fabbricazione o in
un secondo momento vengono stesi uno o più strati di patina allo
scopo di aumentarne il grado di liscio, di lucido, di conferire determinati
colori o grado di bianco.
Tutte le carte possono inoltre subire un trattamento finale di lisciatura
o di calandratura. La calandratura aumenta il grado di liscio e conferisce
un'elevata lucidità.
Le carte patinate si distinguono ancora:
• Patinatino (LWC): carte di grammatura finale inferiore ai 52 gr/m²
con un supporto contenente legno, usate per la produzione di settimanali,
cataloghi a distribuzione postale.
• Patinate moderne: carte di grammatura finale tra i 60 gr/m²
e i 120 gr/m² con o senza legno usate per produzione di stampati
commerciali ed editoriali. Allestimento in bobina e fogli.
• Patinate classiche: carte di grammatura finale tra i 100 e i 240
gr/m² senza legno. Sono usate per stampa editoriale e sono allestite
a fogli.
In riferimento alle materie prime impiegate le carte da stampa possono
essere di pura cellulosa, o con percentuali variabili di legno e cellulosa.
Un cenno a parte dovrebbe essere dedicato alla carta per quotidiani ottenuta
con il processo di riciclo delle fibre cellulosiche delle carte da macero
e trattate con tecnologie della disinchiostrazione.
Con la stessa tecnologia vengono prodotte carte utilizzate per la stampa
degli elenchi telefonici.
Lo specchietto sotto riportato riassume alcune delle caratteristiche alla
carta da stampa.
Le caratteristiche fondamentali della carta per uso grafico:
INCHIOSTRABILITÀ EVIDENZIABILITÀ MACCHINABILITÀ
Ricezione e stabilizzazione dell'inchiostro sulla carta Grado di bianco
Resistenza alla trazione
Trasferibilità dell'inchiostro Opacità Resistenza alla lavorazione
Densità della stampa Lucido Resistenza allo spolvero
Trapasso dell'inchiostro da stampa Nuance Resistenza allo strappo
Contrasti di tinta o liscio . Resistenza alla vescicazione
Porosità .. Resistenza alla delaminazione
pH superficie . Grammatura e spessore
. . Direzione di fibra
. . Planarità
. Igroespansività
Tipologia delle carte grafiche:
TIPO DI CARTA ALLESTIMENTO
Carte grafiche naturali senza legno In formato e/o in bobina
Carte grafiche naturali con legno In formato e/o in bobina
Carte grafiche patinate senza legno (classiche - speciali - moderne) In
formato e/o in bobina
Carte grafiche patinate con legno (classiche - speciali - moderne) In
formato e/o in bobina
Carte grafiche patinatino con legno per rotocalco In bobina
Carte grafiche patinatino con legno per roto-offset In bobina
LE MATERIE
PRIME PER PRODURRE CARTA
La carta è un prodotto costituito essenzialmente da fibre vegetali
e sostanze di carica minerali inerti.
La diversa combinazione delle fibre, lunghe o corte, delignificate o contenenti
ancora lignina, costituisce la differenza macroscopica fra i diversi tipi
di carte o cartoni che si otterranno.
Non va dimenticata comunque l'importanza delle cariche minerali che, pur
non concorrendo a conferire resistenza al foglio di carta, ne costituiscono
sino al 50% in peso (carte patinate), conferendo alla carta maggior lucentezza,
brillantezza e stampabilità.
Come si è accennato, la distinzione più elementare è
quella in:
• fibre lunghe, provenienti in massima parte da legni di
resinoso (pino, abete, larice);
• fibre corte, provenienti da legni di latifoglia (faggio, betulle,
eucaliptus, pioppo).
Le sostanze minerali di carica più usate sono invece:
• carbonato di calcio, ricavato macinando finissimamente scarti
della lavorazione o dell'estrazione del marmo;
• caolino, proveniente da cave;
• talco, anch'esso di cava.
Le fibre vegetali provengono in massima parte dal legno, anche se possono
essere ricavate da piante annuali quali la paglia di grano o di riso,
le canne, lo sparto, la canapa, il lino, il kenaf, ecc.
L'utilizzo industriale di tali piante è oggi nuovamente alla ribalta
ed oggetto di studio e di ricerca nonostante fosse stato praticamente
abbandonato per via delle caratteristiche scarsamente "industriali"
di estrema stagionalità e per la difficoltà nella depurazione
delle acque reflue.
Per produrre paste cartarie si utilizza quasi esclusivamente legname di
recupero ed a basso costo, cioè:
• scarti di altre produzioni quali segherie, fabbriche di imballaggi
o mobili;
• tronchi di piccola pezzatura e comunque non utilizzabili per lavorazioni
qualitativamente superiori.
Per quanto concerne la parte di legname, quantitativamente meno consistente,
che proviene da foresta, occorre considerare che si tratta sempre o dell'utilizzo
di sottoprodotti (alberi non adatti alla segagione, cime di piante più
grandi, ecc.) oppure proveniente da piantagioni di alberi a rapida crescita
(6-8 anni) messi a dimora proprio ad uso industriale.
A tale proposito è opportuno ricordare che le importantissime funzioni
di scambio e di trasformazione (da anidride carbonica ad ossigeno) svolte
dalle foreste giovani in accrescimento non sono nemmeno paragonabili a
quelle di una foresta matura che, avendo rallentato il ciclo vitale, ha
un rapporto di scambio (anidride carbonica-ossigeno) decisamente più
limitato e tendente al pareggio tra l'ossigeno consumato e quello prodotto.
Come ben sappiamo, il legno è costituito da fibre di cellulosa,
vasi e lignina.
Quest'ultima, essendo il collante naturale che tiene unite le fibre, è
la sostanza sulla quale si deve agire per separare le fibre da utilizzare
per scopi cartari.
Il diverso modo di affrontare industrialmente la lignina e quindi di separare
le fibre vegetali dà luogo alla distinzione fra i tipi di fibre
cartarie (paste cantare):
• cellulose;
• paste semichimiche;
• paste chemitermomeccaniche o chemimeccaniche;
• paste meccaniche.
PRODUZIONE DELLE CELLULOSE
Si possono avere cellulose provenienti da conifere (fibra lunga) o da
latifoglia (fibra corta).
Per produrle, il legno, scortecciato e ridotto in pezzetti (chips) per
facilitare l'impregnazione, viene sottoposto ad un attacco di sostanze
chimiche:
• in ambiente alcalino (idrato di sodio): per ottenere cellulosa
al solfato o Kraft (dal tedesco forte) con elevate caratteristiche meccaniche
e quindi adatte all'impiego nella fabbricazione degli strati esterni del
cartone ondulato, nelle carte da imballo e comunque in tutti i tipi di
carta in cui è necessaria una buona resistenza;
• in ambiente acido (solfito): per ottenere cellulose dette al solfito.
Tale cottura viene fatta con immissione di vapore ad alta temperatura,
in modo da sciogliere tutta la lignina per via chimica e liberare così
le fibre di cellulosa con un modestissimo lavoro meccanico tramite raffinatori
a disco.
La raffinazione è un processo duplice di compressione e di sfregamento
cui sono assoggettate le fibre che, così elementarizzate, vengono
poi lavate, assortite per eliminare eventuali fasci di fibre incotte od
altre impurità e quindi convogliate nelle torri di imbianchimento
dove, tramite processo di ossidazione con cloro o più recentemente,
con acqua ossigenata, le fibre sono sbiancate per essere utilizzate in
carte bianche.
Il liscivio di cottura viene concentrato per recuperare i prodotti chimici
in esso disciolti e la lignina che sotto forma di lignin solfonato è
utilizzata anche come collante per la produzione di pannelli truciolari.
Le acque reflue sono depurate tramite depuratore anaerobico o bruciate
per produrre vapore nel caso la lignina non sia stata prima estratta.
La resa in fibra delle cellulose, fatto 100 un kg di legno secco, è
del 40-45% .
Le caratteristiche cartarie della cellulosa sono ottime dal punto di vista
qualitativo, sia come resistenze meccaniche che come grado di purezza
e di bianco raggiungibile.
Le carte di pura cellulosa sono quasi illimitatamente durevoli nel tempo
e, non contenendo lignina, ingialliscono in modo trascurabile.
MATERIE PRIME NON TRADIZIONALI
Il sole è la migliore fonte di energia a disposizione dell'umanità.
Il processo della fotosintesi clorofilliana è il migliore produttore
di cellulosa e di amido ed il più efficace accumulatore di energia.
Bruciando le sostanze vegetali, si spezzetta la cellulosa, l'amido e gli
zuccheri ottenendo in cambio anidride carbonica che il processo alla clorofilla
può rapidamente ritrasformare con l'aiuto del sole in sostanze
vegetali di rapida crescita.
Le attuali materie prime alternative o integrative della carta e del cartone
sono a base di sostanze cellulosiche fibrose storicamente già ben
collaudate e conosciute.
Anticamente in Europa la carta era prodotta solo con stracci.
Si utilizzavano infatti i ritagli di vestiti e tessuti usati, i cordami
delle navi, i sacchi usati.
Le fibre di canapa e lino erano le materie prime usate per la produzione
di carta; l'impiego della fibra di cotone avviene più tardi, dopo
la scoperta dell'America.
Nella metà del secolo scorso fu inventata l'estrazione delle fibre
cellulosiche dagli alberi. Antonio Meucci, l'inventore oggi riabilitato
del telefono, da buon cartaio nei suoi brevetti americani precorre la
strada della cellulosa ottenuta da alberi con cotture sia acide che alcaline
aventi lo scopo di ammorbidire e disciogliere gli incrostanti cementanti
(lignina) esistenti tra le fibre cellulosiche del legno.
Oggi, ad un secolo di distanza, si ha l'impressione che la carta sia ottenibile
solo dagli alberi quali le conifere (abete e pini) e le latifoglie (eucalipto,
betulla e pioppo).
Nel contempo, oggi, grazie alle moderne tecnologie (biogenetica, biochimica,
termodinamica e tecnologie ambientali), si riscoprono le erbacee e le
piante annuali:
• le erbacee, quali la paglia, i residui delle graminacee (mais,
frumento e riso) e i residui delle lavorazioni agro-alimentari, quali
la canna e la barbabietola da zucchero oltre che i residui della spremitura
degli agrumi (arance e limoni) e gli esuberi marini quali le alghe raccolte
nella laguna di Venezia sono impiegabili nella produzione di carte di
elevato pregio.
Queste materie prime sono ancora in fase di sperimentazione: il loro costo
è per il momento più elevato rispetto alla tradizionale
cellulosa;
• le piante annuali, quali il kenaf, il sorgo, il cotone, il lino
e molte altre a veloce rinnovabilità e ad altissima resa;
• con la paglia dei cereali (riso, frumento, orzo, ecc.) in Cina
si producono fibre cellulosiche;
• gli steli della canna da zucchero (bagasso) nell'America Centrale
sono trasformati in carta;
• il sorgo, la manioca, il miscanto, il cotone ed il lino, sono
tra i vegetali ad alta resa per ettaro ai fini della coltivazione e talune
specie hanno anche una buona resa in paste da carta.
Queste fibre annuali dovrebbero entrare con più forza nell'uso
cartario anche tramite apposita legislazione, poiché trattandosi
di fibre a ciclo di accrescimento annuale possono ridurre mediamente fino
ad un 20% l'uso delle cellulose ricavate da essenze arboree.
MATERIE PRIME DI RECUPERO
L'industria cartaria italiana utilizza in misura crescente fibre secondarie
- o di recupero - assicurate dal riciclo, come materia prima, di prodotti
cartari usati o comunque usciti dal loro ciclo di uso.
Il termine più comunemente usato per tali fibre è carta
da macero (recovered o waste paper in inglese); da evitare è invece
quello di carta straccia.
Il riciclaggio delle fibre può avvenire per un numero limitato
di volte - da 5 a 7 - tenuto conto del progressivo deterioramento delle
prestazioni, determinato dal riciclo.
Le qualità inferiori sono prevalentemente utilizzate nella produzione
di cartone e carte per ondulatori, nella cui produzione possono peraltro
essere utilizzate anche quote significative di macero di qualità
più pregiate.
Queste ultime sono maggiormente utilizzate, previa disinchiostrazione.
Sotto il profilo delle fonti di raccolta il macero si distingue in:
• macero da raccolta industriale e commerciale costituito dai rifili
di cartotecnica, casse di cartone ondulato, rese di quotidiani e periodici,
tabulati, ecc.
Tale macero localizzato presso industrie cartotecniche ed editoriali,
uffici, grandi magazzini, è raccolto da recuperatori professionali
e quindi selezionato e imballato prima di essere fornito alle cartiere
per rientrare nel ciclo produttivo;
• macero domestico proveniente da raccolta differenziata, contenente
prodotti cartari detenuti nelle abitazioni e nei piccoli negozi e uffici.
Tale macero, prevalentemente costituito da cartaccia mista e giornalame,
deve essere isolato dai rifiuti solidi urbani all'origine, cioè
prima che la carta sia mescolata con altri materiali che, inquinandola,
la rendano inutilizzabile.
Ciò presuppone l'organizzazione, da parte dei comuni, della raccolta
differenziata; il macero che ne deriva può essere utilizzato come
tale da alcune cartiere che procedono all'interno dei loro impianti all'eliminazione
delle impurità mentre in altri casi è necessario l'intervento
di operatori ambientali per la selezione e l'imballaggio.
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